L’unione con Dio

[…]Vi posso assicurare, figlie mie, che la bontà di Dio non potrebbe permettere il male se la sua onnipotenza non potesse ricavare il bene anche dal male.

Dio, figlie mie, poteva anche non averci create. Nulla della essenza delle cose richiedeva la nostra esistenza. Dio ci ha create liberamente, per una decisione puramente gratuita della sua bontà divina. Dato che aveva deciso di crearci, che cosa obbligava Dio a scegliere per la sua glorificazione il modo supremo dell’unione soprannaturale nella quale giungiamo ad essere partecipi della sua stessa vita divina? Liberamente Dio ha voluto elevarci fino all’onore di essere partecipi della sua felicità e ha dato alle nostre facoltà la speciale attitudine ad unirsi al loro oggetto, a nutrirsene, ad assimilarlo a sé; o meglio, ad assimilarsi ad esso e a viverne. Pertanto la nostra creazione è un atto di benevola liberalità, non richiesto dall’essenza delle cose; e la nostra attitudine all’unione divina è un altro atto di liberalità ancora più benevolo e gratuito.

Solo una cosa è totalmente essenziale, figlie mie: la gloria di Dio in qualsiasi modo procurata. Possiamo e quindi dobbiamo onorare il nostro Creatore con quella gloria suprema che gli deriva dalla nostra unione con Lui. A questo modo di glorificare Dio va unita la nostra felicità. Abusando del nostro libero arbitrio possiamo anche ricusare la gloria al nostro Dio e Signore. In tal caso però la sua giustizia vendicherà su di noi la violazione dell’ordine stabilito e otterrà così, in modo diverso, la sua gloria. Noi invece non otterremo da Lui la nostra felicità.

La gloria del cielo, la nostra eterna felicità, ossia la nostra salvezza dipende assolutamente dalla glorificazione di Dio, che possiamo ottenere in questo mondo solo operando per il suo onore. Nel cielo saremo felici perché canteremo le lodi divine. Il canto di lode a Dio è, figlie mie, la fonte della beatitudine dei santi. Beati, Signore, coloro che abitano nella tua casa! Perché sono beati? perché ti loderanno per l’eternità.

La nostra gioia in questo mondo. In questo mondo noi possiamo cercare la soddisfazione che ci viene dal nostro progresso, dimenticando la gloria di Dio. Si tratta però di una soddisfazione falsa e ingannatrice, passeggera e incompleta, impura e turbata, e ben presto dolorosamente espiata. Gesù disse ai suoi apostoli: “Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. Con questa frase ha voluto dir loro che rimanessero nel suo amore, osservando i suoi comandamenti, e cioè, che procurassero la gloria di Dio che Gesù chiama “la mia gioia”. Questa gioia di Gesù, che è la gloria di Dio, deve permanere in essi affinché la loro soddisfazione sia piena e autentica.

Chiedo al buon Gesù la grazia di non desiderare altro, né io, né le mie figlie, che farlo contento e sottometterci in ogni cosa alla sua divina volontà.
(Pan 18, 752)

È subordinata alla gloria di Dio. La gloria di Dio e la felicità dell’uomo sono come le due facciate di una stessa pagina di libro; l’una è continuazione dell’altra. Per questo è necessario non separarle, né capovolgerle, se non si vuole far perdere il suo significato al libro della creazione. Pertanto, figlie mie, l’interesse umano va subordinato e coordinato all’interesse divino: prima Dio, in secondo luogo io. Viene prima di tutto la gloria di Dio, segue la nostra soddisfazione, sottomessa e conforme alla prima. Questa, figlie mie, è la prima parte del piano divino.

Nasce dalla gloria di Dio. La nostra felicità non solo non deve mai oltrepassare, dominare o andare contro la gloria di Dio, ma deve nascere proprio da questa, o meglio deve trovarsi in questa. Il giusto troverà la sua felicità nel Signore; in Lui esulterà di gioia. Sì, figlie mie, la felicità del giusto è riposta nel Signore. Che cosa significa felicità del giusto? Significa che è questa la vera felicità, l’unica autentica perché l’unica conforme all’ordine divino; si trova in Dio, viene da Dio e in Lui ha la sua dimora. (La Madre nel 1943; El pan 8-25)

La gioia del Signore. Dio vuole essere Lui solo la sorgente piena ed infinita della nostra felicità. In Lui e solo in Lui vuole renderci beati. E in quale misura e modo, figlie mie! Vuole assumere la nostra vita nell’unità della sua vita, donarci per l’eternità i rapimenti della visione beatifica, ubriacarci con le ricchezze della sua casa e servirci a torrenti i suoi piaceri. La felicità sarà completa e tale che, non soltanto entrerà in noi, ma entreremo noi in essa perché sovrabbonderà da ogni parte e non potremo raggiungere i suoi confini. “Entrate nella gioia del vostro Signore”. Questa sarà, figlie mie, la parola ineffabile che inviterà il servo fedele al banchetto dell’eternità. Questa gioia è immensa perché soprannaturale; essa supera la capacità propria di ogni creatura. Dio non si è accontentato di ricevere da noi una gloria puramente naturale, ma, nell’unione con Lui, ha voluto dare alla nostra natura una capacità soprannaturale con cui dargli gloria. Così pure, non si accontenta di darci una capacità naturale per una felicità finita, ma ci dona anche una capacità soprannaturale per una felicità infinita. Dio mio! Concedi al nostro essere di dilatarsi in tutta la capacità soprannaturale di gloria e di felicità che gli hai donato! (La Madre nel 1943; El pan 8-25)

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