Padre Giovanni Ferrotti

Rettore del Santuario di Collevalenza

Carissimi amici, sono qui per dirvi non solo quello che la mente, ma soprattutto il cuore mi suggerisce in questo momento.

Desidero innanzitutto esprimere la mia gioia, che penso sia condivisa da tutti nel trovarci qui insieme, per ringraziare il Signore e dirgli che veramente ci crediamo nella Sua misericordia, che è illimitata, eterna. Le mie parole sono soltanto una premessa, una cornice alle testimonianze che questi bravi amici faranno.

Cosa significa testimoniare? Significa portare altri a conoscenza di un fatto che può essere personale o pubblico, raccontarlo e fare luce sulle circostanze che lo riguardano. Il testimone è colui che può dire: io l’ho visto, l’ho sentito, l’ho sperimentato. Sono sicuro che è proprio così.

Credo che la maggior parte di noi potrebbe raccontare qualche episodio che lo lega al Santuario o a Madre Speranza per dimostrare l’infinita tenerezza di Dio.

Inizio chiedendomi cosa pensa la Chiesa, cosa pensano i Papi di un Santuario. E Madre Speranza come lo vede il suo Santuario?

 

Il Codice di Diritto Canonico (Can. 1230 – 1234) afferma che i “Santuari sono luoghi sacri dove i fedeli si recano numerosi in pellegrinaggio e nei quali si offrono ai fedeli con maggiore abbondanza i mezzi della salvezza, annunziando con diligenza la Parola di Dio, incrementando opportunamente la vita liturgica, soprattutto con la celebrazione dell’Eucaristia e della Penitenza”

Credo che il nostro Santuario si trovi su questa linea. I pellegrinaggi sono sempre più numerosi, Nello scorso mese di Ottobre abbiamo avuto quasi ogni giorno dai dieci ai venti gruppi.

I Santuari sono luoghi sacri e la gente deve recarsi in essi in pellegrinaggio, non per una gita.

È vero che a volte sono più i turisti che i pellegrini, ma è possibile, se vengono aiutati, trasformare anche questi in pellegrini.

Passiamo a quello che hanno detto alcuni degli ultimi Pontefici riguardo ai Santuari.

Una bella definizione l’ha data Paolo VI°: “I Santuari – ha detto – sono le cliniche delle anime”. Sappiamo che anche l’anima può ammalarsi, anzi già nasce ammalata: ha in sé l’ inquinamento del peccato originale; ha quindi bisogno di cure specialistiche ed efficaci. I Santuari dovrebbero offrire queste cure particolari per ognuno. Madre Speranza nella sua preghiera per il Santuario parla di persone che vengono, chi per farsi curare le membra, tormentate da malattie che la scienza umana non riesce a guarire, chi dalle malattie dell’anima, annegata nel peccato, chi dalla sfiducia nella possibilità di cercare salvarsi.

In questi giorni c’è stata ricordata l’affermazione di, Sören Kierkegaard il quale diceva che il cristianesimo è la medicina più radicale per curare la miserie dell’uomo.

Giovani Paolo II che ha visitato una infinità di Santuari nella sua lunga vita, afferma che devono essere sempre più luoghi dell’essenziale, nei quali si fa esperienza dell’assoluto di Dio senza dimenticare i problemi quotidiani della vita. A volte intorno ai Santuari manca il clima di raccoglimento e si può perdere di vista l’essenziale. Invece della Grazia si cercano le grazie, o ci si accontenta addirittura di qualche souvenir.

Devono perciò essere – dice ancora Giovanni Paolo II – luoghi di evangelizzazione dove si presenta il lieto messaggio. – Quale messaggio più lieto di quello di un Dio che è Padre, Amore e Misericordia?-

La loro efficacia si misura dalla capacità che hanno di rispondere al bisogno dell’uomo del nostro tempo. Il ritmo frenetico della vita moderna, esige il contatto silenzioso con la natura che favorisce il raccoglimento e la preghiera.

In particolare, parlando del nostro Santuario, Papa Giovanni Paolo II ha indicato queste priorità: accogliere, proclamare e celebrare il lieto annuncio dell’Amore Misericordioso mediante la Parola, la riconciliazione. Nella Sua visita del 22 novembre 1981 ha avuto la compiacenza di definire questo nostro Santuario: come “centro eletto di spiritualità e di pietà che a tutti ricorda e proclama la grande e consolante realtà della misericordia paterna del Signore”.

A questo punto ci chiediamo: questo Santuario dedicato all’Amore Misericordioso, realizzato con tanto amore, con tanto sacrificio, per ispirazione di Dio da Madre Speranza, risponde a questi requisiti? è in linea con queste aspettative della Chiesa? Per la Madre il Santuario dell’A. M. è il centro, direi quasi la centrale d’amore scelta da Gesù per elargire a tutti le sue grazie.

Lei desidera e prega perché tutti coloro che si trovano in situazioni di particolare bisogno, gravati da infermità fisiche e spirituali, trovino in esso il conforto della fede ed il sollievo dell’Amore. Sappiamo che Madre Speranza ha passato gli ultimi 30 anni della sua vita qui, accanto al Santuario, pregando, soffrendo, lavorando e accogliendo un numero incredibile di persone. Possiamo calcolare – da un conto che facemmo con P. Domenico – che siano state oltre 800.000 le persone da lei accolte personalmente, ascoltando ognuno e donando a tutti la sua attenzione, la sua parola di consolazione, di incoraggiamento e pregando per ognuna. È molto bella, e penso la conosciate tutti, quella pagina autobiografica nella quale la Madre descrive questa sua missione: “Sono qui figli miei, ore e ore, giorni e giorni ricevendo poveri e ricchi, anziani e giovani, tutti carichi di grandi miserie morali, spirituali, corporali e materiali. Alla fine della giornata vado a presentare al Buon Gesù, piena di fede di fiducia e di amore, le miserie di ognuno con l’assoluta certezza di non stancarlo mai perché so bene che Lui da vero Padre mi attende ansiosamente perché interceda per tutti quelli che aspettano da Lui il perdono, la salute, la pace e ciò di cui hanno bisogno per vivere. Egli che è tutto amore e misericordia specialmente verso i figli che soffrono, non mi lascia delusa e vedo con gioia che conforta tutte le anime che si affidano al suo amore Misericordioso”.

Il pellegrino che giunge a Collevalenza si sente già accolto da una architettura moderna, sobria che con un intelligente gioco di linee concave e convesse sembra volerlo avvolgere in un abbraccio paterno. Però l’abbraccio più caldo e rasserenante, il pellegrino lo riceve da chi vive e opera nel Santuario e non parlo solo di noi sacerdoti e suore, ma anche dei preziosi laici volontari che veramente sono indispensabili ormai qui nel Santuario ( noi siamo ormai sempre di meno).

Madre Speranza diceva ai suoi figli e alle sue figlie queste parole: “Quando incontrerete un uomo provato dal dolore fisico o morale, non dategli un aiuto o un consiglio senza prima avergli dato uno sguardo di vera compassione. Dobbiamo fare in modo che la nostra amicizia sia per essi tavola di salvezza”.

Ora vorrei chiedermi di che cosa ha bisogno oggi in particolare l’uomo, la chiesa, il mondo? Credo che si debba rispondere che ha soprattutto bisogno di ritrovare un Padre (siamo tutti orfani) e di riscoprire un Dio innamorato delle sue creature che continuamente è rivolto verso di esse per accoglierle e per ridare loro la gioia di vivere. Sto rileggendo in questi giorni un libro-inchiesta scritto nel 2000, nel quale si chiede a varie personalità cristiane del mondo qual è la cosa più importante per la Chiesa – quindi anche per ognuno di noi – in questo nuovo secolo. Vi presento in maniera molto telegrafica alcune di queste risposte.

Un certo Manuele Lann risponde: “Sapere che ha come Dio un Padre che lo ama”.

“Perdonare ed essere perdonati”. .

“Tenere lo sguardo fisso su Gesù”.

“Una delle cose più necessarie per la chiesa e per il mondo è ‘Condividere nell’intimità della preghiera la vita di Cristo’”.

E infine un anonimo, forse orientale, suggerisce: “riscoprire il grande comandamento dell’Amore”.

Tutte cose perfettamente in linea con il carisma e gli impegni del nostro Santuario.

Chiediamoci anche: Chi viene a Collevalenza?

Vengono tanti sacerdoti: per Ritiri, Convegni, Incontri, Corsi di Esercizi Spirituali; per riposarsi, per ricuperare la salute e lo spirito sacerdotale. Anche ieri è venuto un bel gruppo di circa quaranta salesiani; hanno celebrato la S. Messa e si sono trattenuti varie ore. Io penso che cercano qui le motivazioni più profonde, per fare della loro vita un dono. E le trovano nel volto sofferente, ma sereno di Gesù Crocifisso.

Vengono molte famiglie: per ringraziare il Signore come quei simpatici vecchietti che qualche tempo fa arrivarono mentre stavamo chiudendo la chiesa. Mi dicono un po’ trafelati: “Padre ci dà due minuti almeno, veniamo da lontano, dalla provincia di Rieti e vogliamo ringraziare Madre Speranza, lo facciamo spesso”. Dico: “Ma perché volete ringraziarla?. ” Ed essi: “Vuole ascoltare la nostra storia? Dopo 14 anni di matrimonio non avevamo nessun figlio e per noi era un vuoto enorme. Siamo venuti qui al Santuario, abbiamo parlato con Madre Speranza, la quale ci ha detto: “Non vi preoccupate io pregherò molto per voi”. Realmente dopo qualche mese questo figlio arrivava; però presi dall’euforia non lo comunicammo a Madre Speranza. Quando questo bambino aveva 4-5 anni con un gruppo del nostro paese venimmo da Madre Speranza e lei ad un certo momento fissò lo sguardo sul nostro figlio e disse: “Questo es el niño per il quale ho tanto pregato”.

Vengono mamme a chiedere la forza per portare serenamente le loro croci. Povere mamme: ne hanno sempre tante di croci da portare! In questi giorni ne ho incontrata una, di cui non so la provenienza; veniva a ringraziare; aveva sentito parlare del Santuario e pregava molto l’Amore Misericordioso, però non lo conosceva ancora. Ha voluto fare il bagno con la figlia autistica, però era venuta a ringraziare l’Amore Misericordioso perchè – diceva – Dio mi ha affidato questo Angelo, che comincia a dire qualche parola e sono sicura che l’Amore Misericordioso la guarirà” .

Molte famiglie vengono per affidare a Dio i loro figli, per piangere la loro lontananza dalla fede e dai valori umani. Piangono soprattutto per i fallimenti dei loro matrimoni. È questo il dramma di tanti giovani privi di valori assoluti, vittime di una cultura di morte che riduce il matrimonio e la famiglia ad esperienze legate più ai capricci del momento che alla ragione e alla fede.

Sempre più numerosi sono i giovani che frequentano il santuario. Alcuni vengono per partecipare alle iniziative programmate per essi dall’Equipe di pastorale giovanile, altri vengono alla spicciolata nei momenti più impensati, per esempio alle tre del pomeriggio, appena si apre il Santuario. Cercano qualcuno con cui parlare, spesso si confessano. In Umbria ci sono molte Comunità di recupero. Alcuni vengono con il peso del vuoto della loro vita insignificante e trasgressiva. Cercano una guida, una luce, un orientamento, una speranza.

Vengono molte persone provate da malattie fisiche, morali, forme di depressioni che rivelano la paura di vivere. Qualche giorno fa ho ricevuto tre membri di una stessa famiglia: il papà che si era operato otto volte di tumore, la moglie anch’essa gravemente malata e la figlia che doveva operarsi una seconda volta. Sono venuti qui al Santuario per affidarsi innanzitutto all’Amore Misericordioso. La settimana scorsa una ragazza entra frettolosamente in chiesa e mi dice: “preghi tanto per me sono malata di AIDS”. E la vedo avviarsi verso la tomba di Madre Speranza. Vengono peccatori pentiti. Qualche volta bisogna aiutarli a pentirsi meglio, molto spesso c’è ancora l’iniziale dramma del figliol prodigo che si sente a disagio nel ritornare alla casa paterna. Non è un fatto recente, ma lo ricorderò per tutta la vita quel signore anziano che dopo la Messa mi segue in sacrestia e mi dice:”Padre ha il coraggio di confessarmi?”. Perché no – gli rispondo – ma è tanto grave ciò che hai fatto? E lui: “No, ma sono settanta anni che non mi confesso!” Gli dico: “Come fai a ricordarti che sono 70 anni?”. “Si fa presto – mi risponde – avevo 10 anni quando feci la prima comunione, ne ho 80 e da allora non l’ho più fatta!”. Fu una delle confessioni più belle; il Signore volle aggiungere anche un piccolo particolare, un tocco della sua tenerezza: mentre lo assolvevo le campane cominciarono a suonare a festa, certo perché l’indomani era festa e dovevano suonare, ma lui si emozionò anche per questo particolare.

Vengono persone disorientate, confuse, religiosamente immature, a volte ignoranti e presuntuose, più preoccupate a confessare i peccati degli altri che i propri. Per noi confessori le persone più difficili sono quelle che non hanno nessun peccato. O pensano di non averlo. Da ogni parte arrivano persone psicologicamente fragili o disturbate. A Roma, mi diceva un amico medico vanno dagli psicologi o psicanalisti il 70% delle persone; in Umbria ,in Toscana, nelle Marche e in Veneto forse ne vanno un po’ di meno. Però posso assicurarvi che dai maghi e dai cartomanti và una percentuale poco inferiore al 60%. Ho avuto il compito di fare l’ esorcista, l’ho accettato con un po’ di difficoltà, perché so quello che comporta. Lo faccio solo per obbedienza. In pochi mesi ho calcolato di aver ricevuto circa duecento persone che pensano di avere qualcosa o qualcuno che li disturbi. Ci vuole molta delicatezza con queste persone. Madre Speranza chiedeva di riservare a tutti un’accoglienza misericordiosa, particolarmente in questi casi. È necessario far rinascere in queste persone la fiducia, la speranza. Speso il fatto di venire al Santuario, di sentire la buona notizia che Dio è un Padre che ci ama in tutte le situazioni, che è vicino ad ognuno, sia il rimedio migliore, e l’ esorcismo più efficace e necessario.

Una sensazione personale che credo sia anche quella dei miei confratelli e consorelle che vivono nel Santuario è questa: il Signore qui compie un bene sproporzionato alle nostre capacità, anzi sembra quasi che più noi siamo in condizioni precarie, siamo incapaci, siamo stanchi, inadeguati, vuoti, malati, più Lui operi.

Un’altra esperienza personale, forse solo una domanda che spesso mi faccio, è questa: qui la gente viene per cercare l’Amore, perché non si può vivere senza Amore, e solo quello misericordioso è vero. Ma, ecco la domanda: oggi c’è incapacità di amare da parte dell’uomo, oppure c’è mancanza di consapevolezza di essere amati? Ultimamente mi sto convincendo che è molto più probabile la seconda cosa. Per questo mi sembra importante che i pellegrini facciano questa riscoperta: che Dio ci ama incondizionatamente. Il Suo Amore è stato riversato nei nostri cuori, ha ricordato prima P. Aurelio; dobbiamo scoprirlo e dobbiamo renderci conto di questo prima di tutto. Dio ci ha amati per primo, è Lui che ci sta guardando. Non sarà, per caso, che noi siamo distratti da mille cose, che non ci accorgiamo di questo Suo sguardo di amore. Posso dire che chi viene a Collevalenza si sente avvolto da un’atmosfera che aiuta a guardare dentro di sé. E ci si rende conto che non siamo buoni, ma che ci dobbiamo diventare; ma soprattutto ci si rende conto che Gesù, Amore Misericordioso guarda noi e si rivolge al Padre perché ci perdoni e spalanca le braccia per farci sentire il calore del suo perdono. La Madre dice che basta uno sguardo al Crocefisso per capire quanto siamo amati da Dio, per capire quanto siamo preziosi a Suoi occhi, per capire che non possiamo sprecare la nostra vita, non dobbiamo cioè vivere alla giornata, ma entrare in una storia d’amore che è risposta al suo amore.

Termino rileggendo qualche frase della preghiera di Madre Speranza per il Santuario. Vi invito ad ascoltarle con attenzione e farle vostre: “Fa Gesù mi che vengono a questo mio Santuario le persone del mondo intero non solo con il desiderio di curare i corpi dalle malattie più strane e dolorose, ma anche con il desiderio di curare le anime dalla lebbra del peccato mortale ed abituale. Fa che tutti riscoprano il tuo amore di Padre; aiuta, conforta, e consola tutti i bisognosi”.

Adesso diamo voce ai nostri collaboratori, volontari e amici del Santuario.